Blog di Jennifer

Gli ultimi anni hanno rivelato impietosamente tutti i limiti dei sistemi di governance attuale. La pandemia, la guerra in Ucraina, l’aumento dell’inflazione e la probabile carestia a venire hanno reso evidente come la politica possa ormai poco di fronte agli stravolgimenti mondiali. Anche il riscaldamento globale sembra inevitabile, così come lo è la sovrapproduzione di merci nell’economia capitalista. Nei suoi testi più recenti, il filosofo e agitatore culturale Franco Bifo Berardi si chiedeva cosa fare quando non c’è più niente da fare? Questo libro offre la sola risposta possibile ormai: disertare. Scappare. Nascondersi. Perché quando si fugge non ci si limita a fuggire, ma si trovano complici, affinità, si creano legami, nuove idee e, perché no?, nuove armi con le quali difendersi da un mondo sempre più inumano.

 

L’estetica dentale è una branca dell’odontoiatria che si occupa dei problemi legati all’armonia orale, con l’obiettivo di regalare un sorriso perfetto. È un trattamento che interessa quelle persone che presentano  asimmetrie nella cavità orale.

Nell’anno di Genova Capitale del Libro, l’Archivio di Arte Contemporanea dell’Università di Genova (AdAC) e l’Archivio Caterina Gualco propongono un percorso espositivo dedicato al libro d’artista, genere multiforme e complesso che ha dato vita a un importante filone espressivo tra anni Sessanta e Ottanta del Novecento. Si inseriscono in questo arco cronologico i libri esposti, che provengono da alcuni archivi cittadini a dimostrazione di un dinamismo tutto genovese nel partecipare alle vicende più avanzate dell’arte contemporanea.

A cura di: Veronica Bassini, Caterina Gualco, Leo Lecci. Comitato scientifico: Veronica Bassini, Caterina Gualco, Leo Lecci e Francesca Serrati.

 

  Nell’immagine vediamo una delle tre teche presenti nell’ esposizione.

Il libro d’artista è un oggetto ambiguo, non sempre adatto alle mensole di una libreria, inquieto tra dipinti e sculture di in un museo. È difficile da definire, a volte rispetta la struttura dell’edizione tradizionale, a volte espande le possibilità di tecniche e materiali fino a diventare quasi irriconoscibile. In mostra ci sono libri che non si possono sfogliare come quello in pietra onice di Mirella Bentivoglio o i Racconti non raccontati di Li Chi Choi. Ci sono libri visuali che escludono l’alfabeto in favore delle immagini: ad esempio The Reader di Coco Gordon, Pieces of reality di Philip Corner, Forsenic e Places di Berty Skuber.
Ma non mancano esemplari che prediligono la parola scritta, che tuttavia, frammentata e reinterpretata diviene quasi illeggibile: è il caso di Libro fatto con le forbici di Corrado D’Ottavi o di The Paper Snake di Ray Jhonson. Ci sono anche libri che più tradizionalmente abbracciano la scrittura: Obsoleto è un “romanzo di” Vincenzo Agnetti, Joseph Kosuth affida al libro Function Funzione Funcion Fonction Funktion un’investigazione sulla natura linguistica dell’arte, Wolf Vostell in Happening Calvario trascrive la cronologia di una giornata riportando luoghi, azioni e orari, così da trasformare l’atto di voltare le pagine nella lancetta di un orologio che scandisce il tempo. In questa sede, tuttavia, anche i libri da sfogliare e leggere sono proposti, per la loro rarità, all’interno di teche, risemantizzati nello spazio del museo che li tradisce proteggendoli, nel paradosso di una mostra sui libri dove “non c’è niente da leggere”. Niente da leggere, tutto da guardare….